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A. Quaranta Locatelli
Le cravatte e i foulard di Napoli
Neapolitan handmade ties and artistic silk scarves

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La cravatta: capriccio maschile o di più?

La cravatta, nata inizialmente come semplice fazzoletto, ha conquistato ben presto un posto di rilievo nella vita dell’uomo. Ornamento indispensabile all’eleganza maschile, esprime la personalità di chi la indossa e diviene strumento di grande importanza nelle relazioni sociali.
Le origini della cravatta si fanno risalire al XVI secolo, alla guerra dei Trent’anni. I cavalieri mercenari croati al soldo del re di Francia si distinguevano per un fazzoletto annodato al collo. Gli ufficiali francesi, attenti all’eleganza, furono subito attratti dai fazzoletti croati e non esitarono ad esibire anche a corte questo nuovo e bizzarro accessorio, che si affermò inizialmente in Francia e in Inghilterra, subendo graduali trasformazioni che hanno portato a realizzare l’attuale cravatta.

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La qualità della cravatta si misura in base alla qualità del tessuto, alla qualità degli interni, alla manifattura, alla cura dei particolari.
La prima prova è quella del tatto: bisogna lasciarsi guidare dalla sensazione che si prova nel toccare il tessuto. Bisognerebbe stropicciare la cravatta e vedere in che modo il capo torna allo stato normale. Riguardo al tipo di lavorazione della seta, abbiamo la cravatta in seta stampata e la cravatta in seta tessuta. Nella prima i motivi sono ottenuti per giustapposizione: i singoli disegni vengono stampati in successione sulla seta. Nella seconda i disegni vengono tessuti nell’ambito dell’armatura, rappresentata dalla combinazione dei fili dell’ordito e della trama.

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La sette pieghe che non fa una piega

Il primato della confezione di lusso delle cravatte spetta alla “cravatta sette pieghe” detta anche “in tutta seta ripiegata”. Molto in voga negli anni ʼ20 e ʼ30 del secolo XX, è nata come cravatta senza triplure (o “anima”). Il suo elemento di sostegno era infatti, all’epoca, costituito esclusivamente dalla pezza di seta medesima, con bordi ripiegati sette volte (quattro su di un lato, tre sull’altro) prima di essere cuciti. In seguito, la ricerca della perfezione ha fatto sì che si aggiungesse anche alle cravatte sette pieghe l’anima. Si tratta di una lavorazione più complessa che esige nel contempo una quantità di seta maggiore di quella abituale.

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Le caratteristiche del particolare trattamento del capo fanno sì che a venir lavorata come sette pieghe è il più delle volte la seta twill anziché, ad esempio, la più pesante seta saja. Di rigore, inoltre, l’uso del tessuto più pregiato. La tenuta e il modo di cadere sono ineccepibili, come vuole l’incomparabile qualità della seta. Quanto alla loro “mano”, così intensa e leggera, inutile dire che raggiunge il sublime: questo piccolo cumulo di seta dà, semplicemente, fremiti di piacere.

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“Della cravatta ho una cura perfetta: è il vero canone dell’eleganza. Mi adopero per ore con costanza perché appaia annodata in tutta fretta.” (Anonimo francese, 1820)

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